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I personaggi affascinati da Ravenna nella storia
DANTE ( Firenze 1265 – Ravenna 1321)
A Ravenna Dante ha concluso il Paradiso e fino
alla morte nel 1321 si è dedicato alla revisione
del La Divina Commedia, che è stata divulgata
successivamente.
www.centrorelazioniculturali.it/progetto-dante-ravenna.htm
Per chi ama il turismo ambientale, a pochi
chilometri da Ravenna si trovano località di
grande interesse naturalistico, come le secolari
pinete di San Vitale e di Classe, quest’ultima
famosa perché citata da Dante nel Paradiso, e da
Boccaccio nella novella di Nastagio degli Onesti
e raffigurata dal Botticelli in tre tavole, oggi
esposte al Prado.
GIOVANNI BOCCACCIO (Firenze 1313 – Certaldo 1375)
La Pineta di Ravenna è stata anche il luogo
scelto da Giovanni Boccaccio per ambientare l'ottava
novella del Decameron (ottava novella, quinta
giornata - Nastagio degli Onesti). Infatti Boccaccio
aveva soggiornato a Ravenna alla corte di Ostasio da
Polenta dal 1345 al1349
Giovanni Boccaccio - Decameron (ottava novella, quinta giornata - Nastagio degli Onesti)
Di seguito la Novella:
“Come Lauretta si tacque, così, per comandamento della reina, cominciò Filomena.
Amabili donne, come in noi è la pietà commendata, così ancora in noi è dalla divina giustizia rigidamente la crudeltà vendicata; il che acciò che io vi dimostri e materia vi dea di cacciarla del tutto da voi, mi piace di dirvi una novella non men di compassion piena che dilettevole.
In Ravenna, antichissima città di Romagna, furon già assai nobili e ricchi uomini, tra' quali un giovane chiamato Nastagio degli Onesti, per la morte del padre di lui e d'un suo zio, senza stima rimaso ricchissimo. Il quale, sì come de'giovani avviene, essendo senza moglie, s'innamorò d'una figliuola di messer Paolo Traversaro, giovane troppo più nobile che esso non era, prendendo speranza con le sue opere di doverla trarre ad amar lui; le quali, quantunque grandissime, belle e laudevoli fossero, non solamente non gli giovavano, anzi pareva che gli nocessero, tanto cruda e dura e salvatica gli si mostrava la giovinetta amata, forse per la sua singular bellezza o per la sua nobiltà sì altiera e disdegnosa divenuta, che né egli né cosa che gli piacesse le piaceva.
La qual cosa era tanto a Nastagio gravosa a comportare, che per dolore più volte, dopo molto essersi doluto, gli venne in disidero d'uccidersi. Poi, pur tenendosene, molte volte si mise in cuore di doverla del tutto lasciare stare, o, se potesse, d'averla in odio come ella aveva lui. Ma invano tal proponimento prendeva, per ciò che pareva che quanto più la speranza mancava, tanto più moltiplicasse il suo amore.
Perseverando adunque il giovane e nello amare e nello spendere smisuratamente, parve a certi suoi amici e parenti che egli sé e '1 suo avere parimente fosse per consumare; per la qual cosa più volte il pregarono e consigliarono che si dovesse di Ravenna partire e in alcuno altro luogo per alquanto tempo andare a dimorare; per ciò che, così faccendo, scemerebbe l'amore e le spese. Di questo consiglio più volte fece beffe Nastagio; ma pure, essendo da loro sollicitato, non potendo tanto dir di no, disse di farlo; e fatto fare un grande apparecchiamento, come se in Francia o in Ispagna o in alcuno altro luogo lontano andar volesse, montato a cavallo e da suoi molti amici accompagnato di Ravenna uscì e andossene ad un luogo forse tre miglia fuor di Ravenna, che si chiama Chiassi; e quivi, fatti venir padiglioni e trabacche disse a coloro che accompagnato l'aveano che star si volea e che essi a Ravenna se ne tornassono. Attendatosi adunque quivi Nastagio, cominciò a fare la più bella vita e la più magnifica che mai si facesse, or questi e or quegli altri invitando a cena e a desinare, come usato s'era.
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